Scioperiamo in dissenso con i contenuti del Decreto Legge 6/12/2011 n. 201 che mira
a colpire le fasce più deboli dei cittadini e dei lavoratori, ed in particolare il personale del
comparto sanità dove si vivono quotidianamente da parte degli infermieri situazioni di
perenne riorganizzazioni e demansionamento a causa della carenza di personale. La
stessa carenza, la particolare gravosità dei carichi assistenziali e l’innalzamento dell’età
pensionabile e il mancato riconoscimento di lavoro usurante, portano sempre più il
personale infermieristico ad infortuni sul lavoro e a disagi psico-fisici che spesso ne
pregiudicano l’esercizio professionale.
L’art. 6 del DLabroga gli istituti dell’accertamento della dipendenza da causa di servizio, dell’equo indennizzo e
della pensione privilegiata. Per coloro che subiranno infortuni sul lavoro o malattie professionali rimarrà solo la
tutela assicurata dall’INAILe nulla più. Questo per la nostra categoria non è assolutamente accettabile, è ingiusto ed
iniquo!
L’innalzamento dell’età pensionabile, soprattutto per le donne, mette in ginocchio una professione costituita per
l’80% da personale femminile. Come è pensabile che dopo 60 anni di età ci siano ancora energie fisiche, di
attenzione e di compensazione dello stress legato a situazioni da gestire inerenti la salute umana, bene
costituzionalmente tutelato, per la cui cura il personale sanitario risponde penalmente in prima persona e in sede
civile con richieste di rimborsi esponenzialmente più elevati dello stipendio di tutta una vita lavorativa?
Diversi sono gli aspetti penalizzanti la vita quotidiana degli infermieri che “godono” in questo momento dei salari
più bassi d’Europa: il blocco contrattuale fino al 2014; il blocco della retribuzione; il taglio dei fondi per la
formazione obbligatoria; il taglio dei rimborsi chilometrici svolti per esigenze di servizio e con il proprio mezzo per
mancanza di mezzi aziendali (si pensi a tutta l’assistenza territoriale e all’aumento della benzina) e tante altre
situazioni che rendono onerose lo svolgimento del proprio mandato professionale.
Su questo scenario si incardina la richiesta di sacrifici per salvare l’Italia, richiesta sempre fatta ai soliti noti e mai
a chi ha e può dare di più oppure a chi non ha mai dato.
che lo Stato paga due volte lo stesso servizio quando paga il Medico di medicina generale e anche il medico
ospedaliero per curare lo stesso malato che magari rimane ricoverato anche per mesi nella struttura
ospedaliera.
Finché non saranno colpiti i privilegi delle categorie forti e non saranno messe le mani nei reali sprechi non
possiamo concordare su una richiesta di sacrifici che cada sempre sulle classi più deboli: i lavoratori del comparto.
Infine, nella speranza delle liberalizzazioni, non possiamo non notare che la nostra professione si vede ancora
limitata nell’esercizio della propria professione all’esclusività di rapporto con la pubblica amministrazione che
auspichiamo venga superata.
Le norme attuali sulla regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ne impediscono di
fatto l’esercizio agli infermieri impegnati nell’assistenza. Vogliamo evidenziare che a causa delle riduzioni di
personale, in molti casi, il personale contingentato previsto per le giornate di sciopero è addirittura superiore a quello
previsto per le giornate normali. Per questo motivo, se facessimo uno sciopero ad oltranza, i cittadini ne
avvertirebbero i benefici grazie alla presenza per legge di personale in più.
Riteniamo che il personale contingentato sia tenuto a svolgere le attività pertinenti al proprio profilo e le sole
“prestazioni indispensabili” relative all’assistenza sanitaria d’urgenza per cui i “contingenti minimi” sono stati
definiti. Non rientrano, per questa ragione, come prestazioni indispensabili e pertanto il personale non è tenuto alle
relative attività:
- l’esecuzione di esami diagnostici (ematochimici, radiologici, ecc.) di routine, non urgenti. Pertanto si ritiene che la
programmazione ordinaria non debba essere predisposta;
- l’assistenza e la predisposizione di interventi chirurgici programmati, rinviabili e non urgenti. Ogni
programmazione pertanto si ritiene non dovrà essere predisposta.
- l’esecuzione del “giro medico” in quanto effettuabile dal personale dirigente anche senza la presenza
dell’infermiere.
- L’esecuzione da parte del personale infermieristico e OSS, delle attività alberghiere per le persone autosufficienti.
Queste sono alcune delle prestazioni ritenute non indispensabili e prorogabili ai fini della garanzia dei diritti
costituzionalmente tutelati che Nursind ha comunicato alla Commissione Nazionale di Garanzia del Diritto di
Sciopero, ai sensi della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successive modifiche.